Data di Pubblicazione:
2014
Abstract:
In Italia, gli allevati di ovini e caprini ammontano
ad oltre 7,1 milioni di capi (fonte ISTAT 2013); il dato nazionale
evidenzia un processo di contrazione dei capi allevati con un
decremento del 21% rispetto al 1990. Questotrend è riconducibilead
alcuni complessi problemi sanitari ed economici, difficilmente
risolvibili, nonostante i massicci interventi pubblici. Nel nostro
Paese, gli ovini rappresentano poco più dell'88% (6.322.871capi)
mentre i caprini quasi il 12% (796.715 capi).
La tabella 1 riporta il numero dei soggetti censiti in Puglia annualmente
a partire dal 2002 e ne fotografa il calo che avuto un impatto
notevole sulla già fragile e segnata economia pugliese legata alla
cultura agro- pastorale.
La lana ovina sucida ha sempre rappresentato per la cultura e tradizione
Pugliese un prodotto importante, ed in particolar modo in
aree marginali come quella del Parco Nazionale dell'Alta Murgia,
arrivandonel secolo scorso, a costituire la voce principale del prodotto
lordo vendibile di un gregge. Purtroppo oggi, a causa delle variazioni
degli usi, delle abitudini e delle esigenze del mercato rivolto
a prodotti di natura sinteticasi è avuto un notevole calo del valore
di questo prodotto portandolo a diventare un sottoprodotto di
scarsissimo valore commerciale e spesso un rifiuto. La perditadegli
allevamenti ovini e/o caprini potrebbe causare la morte di uno dei
settori trainanti che da sempre sono di supporto anche al turismo
locale ed eno-gastronomico ancora più oggi che le aree marginali
dove avviene l'allevamento rientrano in aree naturali ad alta valenza
naturalistica e paesaggistica; andando poi indietro con gli anni
(inizio secolo scorso) e recuperando la memoria culturale e storica
ritroviamo l'uso fondamentale della lana, prodotto della tosatura
che dopo oculate fasi di lavaggio, cardatura, filatura diventava un
prezioso materiale con cui i nostri avi riuscivano a fare di tutto: dai
materassi e cuscini in primis, a calze, coperte, maglie che servivano
per proteggersi dai freddi e secchi inverni che segnavano la zona
dell'Alta Murgia.
Ad oggi non esiste un mercato per la lana che spesso diventa uno
scarto difficile da smaltire. Tuttavia nel 2010, la convinzione che i
prezzi di ritiro della lana spuntati dagli allevatori fosse inferiore rispetto
al potenziale valore del prodotto e che tale situazione potesse
essere invertita solamente se legata ad un processo non solo di
miglioramento qualitativo della materia prima, ma anche di partecipazione
attiva da parte degli allevatori ha spinto un gruppo nove
di allevatori riunitisi in società consortile, il Consorzio "Murgia Viva"
a promuovere un'iniziativa di raccolta cui hanno risposto 30 allevatori;
i risultati di questa azione hanno messo in evidenza come
l'aggregazione abbia consentito di ottenere una massa critica pari a
quasi 16 t. di lana con conseguente a recupero di una somma attraverso
la vendita del prodotto. La somma ottenuta comunque non
ha potuto coprire i costi dovuti all'operazione di tosatura (vedi Tab.
2), ma ha permesso di indicare la strada da seguire per ottenere in
futuro, almeno la copertura dei costi. Così l'anno successivo il Consorzio
"Murgia Viva" sollecita la collaborazione dell'Ente Parco Nazionale
dell'Alta Murgia, l'Università degli Studi di Bari ed il Consorzio
"The Wool Company" di Biella. Nasce così il Progetto triennale
denominato "PartnerSheep", iniziato nel 2012, il quale mira all'utilizzo
del prodotto "lana sucida" senza grosse variazione nella
normale attività aziendale e senza grossi contributi finanziari che
avrebbero potuto alterare sia il mercato che la volontà seria di partecipare
ad un Progetto partecipativo del tipo bottom-up. Il progetto
mira anche a dare agli allevatori la consapevolezza di essere i
principali attori a
Tipologia CRIS:
04.02 Abstract in Atti di convegno
Elenco autori:
Direnzo, Paolo
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