Data di Pubblicazione:
2012
Abstract:
Parole chiave: recupero della lana di pecora, salvaguardia del paesaggio,
filiera produttiva sostenibile.
INTRODUZIONE - La lana europea è stata il primo prodotto agricolo a
subire le logiche del mercato globale perché sostituita alla fine degli anni
'50 dalla lana australiana e neozelandese; è così a poco a poco scomparsa
tutta una filiera culturale ed economica che ha trasformato la lana locale
in residuo di difficile smaltimento e ad alto impatto ambientale. Nell'ultimo
decennio, sull'onda del recente fenomeno dell'etica dei consumi
che, oltre a criteri responsabilità sociale nelle attività di produzione, ha
introdotto una maggiore sensibilità rispetto all'impatto ambientale delle
attività dell'uomo, si è registrata un'inversione di tendenza e sono state
avviate anche in Italia una serie di iniziative tese al recupero della lana da
rifiuto al suo storico stato di prodotto nobile. A gennaio 2004 nasce in
Piemonte il Laboratorio "La Tineola" piccolo progetto di lavorazione della
lana di pecora, progetto a carattere prevalentemente culturale per la
tutela e la valorizzazione del territorio alpino. Negli anni successivi sono
state registrate attività di recupero delle lane locali anche in Campania e,
nello specifico, nel territorio dell'Alto Tammaro in provincia di Benevento.
Molto interessante il progetto di cooperazione transfrontaliera
"MedLaine", acronimo che sta per "Lana del Mediterraneo", il quale aveva
come obiettivo la valorizzazione della lana di pecore allevate in Maremma,
Sardegna e Corsica. In Sardegna, a seguito di anni di attività di
ricerca e di confronto con il territorio sul tema del recupero e della valorizzazione
delle lane svolti dal CNR-Ibimet di Sassari ed attraverso la rete
coordinata dalla Coldiretti Sardegna, l'anno scorso tremila quintali di
lana di pecora sono stati venduti a un prezzo record di 1,22 EUR al chilo.
Pur considerando che la Sardegna ha una concentrazione di capi ovini ed
una conseguente disponibilità di prodotto non riscontrabile in nessun'altra
regione italiana, l'iniziativa della Coldiretti Sardegna, che ha
portato ad una maggiore remunerazione degli allevatori, è certamente
una notizia incoraggiante ed interessante anche in una prospettiva più
ampia a livello nazionale (Sito DNA). Il problema è quello del raccordo
delle iniziative frammentate, soprattutto in considerazione del fatto che
esiste un unico Centro di Raccolta di Lane Sucide autorizzato, quale risultato
di un progetto studiato in collaborazione con la Camera di Commercio
di Biella e altri Enti distribuiti sul territorio Italiano. Detto centro,
gestito dal Consorzio Biella The Wool Company, offre servizi di consulenza
per la creazione di altri Centri di Raccolta sul Territorio Nazionale
ed è stato coinvolto nel 2010 nelle operazioni di lavaggio e filatura
della lana raccolta a seguito di un'altra iniziativa dal titolo "Le vie della
Lana: sperimentazione di una micro-filiera per il recupero della lana di
pecora dell'Alto Tammaro e della Campania" condotta dal CNR-Ibimet
grazie all'appoggio della Coldiretti Campania e al supporto finanziario
della Camera di Commercio di Benevento. Sulla stessa scia si muove il
progetto Pecunia avviato nel 2010 in Abruzzo sotto l'egida del Parco Nazionale
del Gran Sasso (Sito web Parco Gran Sasso).
In analogia con progetto Pecunia parte in Puglia il progetto "Partnersheep"
illustrato nel presente articolo nel quale vengono riportati anche
i primi risultati (Sito web Parco Alta Murgia).
DESCRIZIONE SINTETICA DEL PROGETTO E PRIMI RISULTATI
- Il progetto Partnersheep prende le mosse da un'iniziativa portata
avanti nel 2011 dal Consozio Murgia Viva i cui consorziati - 8 ovinicoltori,
tutti fortemente impegnati nel tentativo di rivitalizzare la missione
pastorale del territorio della Mu
Tipologia CRIS:
04.02 Abstract in Atti di convegno
Elenco autori:
Direnzo, Paolo
Link alla scheda completa:
Pubblicato in: