Data di Pubblicazione:
2009
Abstract:
L'articolo contiene una revisione, con traduzione e commento, del testo di Ben cove, pus ja baissa·l ram di Giraut de Borneil, con un nuovo esame della tradizione manoscritta, dopo le edizioni monografiche di Adolf Kolsen e di Ruth Verity Sharman. Nuova, in particolare, è la lettura del v. 20, tramandato dal solo canzoniere a, dove gli altri testimoni hanno una lacuna che Sg sembra avere colmato alla buona. Leggendo e leis s'embla, que a miralh 'e lei si sottrae, che ha uno specchio', si recupera un'immagine della domna resa superba dal vedere allo specchio la propria bellezza che è anche di Raimbaut d'Aurenga e di Pons de Capduoill. Nello studio introduttivo il testo è interpretato come un esempio di due aspetti della poesia di Giraut, che si esprimono in due diversi locutori del testo, l' 'io' dell'autore e l' 'io' del personaggio amante. Del primo, che parla nella prima strofa, conta soprattutto la propria pretesa di eccellenza; del secondo, che parla nelle strofe seguenti, si presentano contenuti e forme del discorso amoroso. Si fa anche notare che la giuntura fra le due parti, al v. 9 E per ma guerreira cui am 'e per la mia nemica che amo', è un punto di grande intensità poetica.
Tipologia CRIS:
01.01 Articolo in rivista
Keywords:
Trovatori; Critica testuale; Provenzale medievale; Giraut de Borneil
Elenco autori:
Beltrami, Pietro
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