VIRTUAL CROSSMATCH E DEFINIZIONE DI "ANTIGENI PROIBITI" MEDIANTE TECNICA DELLE SINGLE ANTIGEN BEADS.
Contributo in Atti di convegno
Data di Pubblicazione:
2011
Abstract:
Introduzione. Un "virtual crossmatch" (v-XM), al fine di selezionare i possibili riceventi di un trapianto di rene, è stato eseguito per più di 40 anni sulla base di "antigeni proibiti" definiti mediante la tecnica di citotossicità complemento mediata (CDC). Attualmente le tecniche in fase solida, in particolare le Luminex "Single Antigen beads" (LSA), permettono una più accurata identificazione ed una più precisa misura della "forza" degli anticorpi anti-HLA presenti nei sieri di soggetti candidati al trapianto. Tuttavia l'elevata sensibilità di questa tecnica, in grado di rilevare livelli molto bassi di anticorpi, può rendere più arduo predire il risultato del crossmatch con un potenziale donatore.
Scopo del lavoro. Scopo di questo studio è stato quello di analizzare l'accuratezza del nostro protocollo di "virtual crossmatch" nel predire il risultato del crossmatch attuale (a-XM) nel trapianto di rene da donatore cadavere.
Materiali e metodi. E' stata analizzata, in modo retrospettivo, la correlazione tra v-XMs e a-XMs eseguiti nel periodo Gennaio 2007 - Giugno 2011 presso il laboratorio del Centro Regionale Trapianti - Lazio.
Nell'esecuzione del v-XM sono stati considerati come "antigeni proibiti" le molecole HLA di classe I e II di un donatore verso le quali i potenziali riceventi presentavano anticorpi, identificati mediante LSA, con valori di MFI (intensità di fluorescenza) ?5000; tutti gli anticorpi con valori di MFI inferiore alla soglia stabilita sono stati considerati come "anticorpi accettabili" e di conseguenza è stato eseguito l'a-XM.
La tipizzazione HLA dei potenziali donatori è stata eseguita con tecnica genomica SSP a bassa risoluzione per i loci A, B, DR e DQ, Pertanto, nell'esecuzione dei v-XM, non sono stati considerati gli anticorpi anti HLA-C, -DQA1 e -DPA1/DPB1. Se questi anticorpi erano presenti, i donatori sono stati tipizzati retrospettivamente per i loci di pertinenza.
Sulla base di un v-XM negativo sono stati eseguiti 328 a-XM tra i sieri di 194 pazienti sensibilizzati (%PRA classe I = 47±39, min 8, max 100; %PRA classe II = 59±32, min 9, max 100) in lista d'attesa per trapianto di rene ed i linfociti T/B di 219 donatori, utilizzando sia la tecnica di citotossicità (CDCXM) che la tecnica citofluorimetrica (FCXM).
Risultati. Analizzando i risultati del nostro studio (Tab. 1) è stata evidenziata un'elevata correlazione tra v-XM e a-XM; la concordanza tra risultato predetto negativo e quello ottenuto è stata del 97% (318/328) per il CDCXM e del 91% (298/328) per l'FCXM. L'elevata sensibilità del v-XM era dovuta all'assenza di risultati falsi-positivi nella determinazione di anticorpi donatore-specifici (DSA) mediante LSA beads. Il v-XM ha mostrato invece una limitata specificità sia in rapporto ai risultati del CDCXM (78%) che dell'FCXM (81%) a causa della presenza di DSA "accettabili" in 86 a-XM.
In 10 dei 328 (3%) a-XM è stato evidenziato un risultato positivo con entrambe le tecniche utilizzate; in 8 casi erano presenti, nei sieri, DSA "accettabili" specifici per molecole HLA di classe I e/o II del potenziale donatore; in due soli casi erano presenti anti-DP DSA con elevati valori di MFI (DPB1*09, MFI = 9200; DPB1*17, MFI = 16500).
In ulteriori 20 (6%) a-XM si è avuto un risultato positivo con la sola tecnica citofluorimetrica; in 4 di questi 20 FCXM positivi, erano presenti anti-DP DSA con elevati valori di MFI (DPB1*02:02, MFI = 6000; DPB1*03,: MFI = 20600 in due casi; DPB1*13, MFI = 17300).
Cinquantasei (17%) a-XM hanno dato risultato negativo sia con tecnica di citotossicità che con tecnica citofluorimetrica nonostante la presenza di DSA (Tab. 2). In 52 di questi 56 a-XM erano presenti DSA "accettabili"; nei rimanenti 4 casi erano invece presenti anti-DQA/-DPB DSA con MFI
Tipologia CRIS:
04.01 Contributo in Atti di convegno
Elenco autori:
Poggi, Elvira; Ozzella, Giuseppina; Piazza, Antonina
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