Uno stato di continua emergenza epidemica. La Puglia di fine Seicento tra violazioni e controllo
Articolo
Data di Pubblicazione:
2021
Abstract:
Fin dall'antichità e per tutta l'età moderna la peste aveva sempre navigato sul
Mediterraneo, causando epidemie gravi e diffuse su ampi territori. Tuttavia, sul finire del
Seicento gli episodi epidemici si andavano riducendo di numero e di intensità. La peste era
ancora presente nell'area mediterranea, ma si concentrava soprattutto nella parte orientale di
questo mare, perché la malattia proveniva soprattutto dall'Oriente, dove la prevenzione era
adottata con minore attenzione. In Occidente, e in particolare nel regno di Napoli, grazie anche
alla memoria del passato, e soprattutto alla memoria della grave epidemia del 1656, i
governanti erano diventati più intransigenti rispetto agli anni di inizio secolo, avendo oramai
bene appreso l'importanza della prevenzione, di isolamenti e quarantene, per tutelare le coste
dagli attacchi della peste. L'area meridionale maggiormente a rischio restava la Puglia, che
guardava all'Adriatico e all'Oriente. Gli attivi traffici tra le due sponde adriatiche, assieme ad
altri fattori, resero la Puglia un'area particolarmente vulnerabile. Così, le autorità napoletane
furono costrette a imporre un controllo severo e continuo delle coste pugliesi perché solo grazie
a tale rigoroso controllo era possibile difendere non solo l'area adriatica ma l'intero regno.
Tipologia CRIS:
01.01 Articolo in rivista
Keywords:
PUglia; Seicento; emergenza epidemica
Elenco autori:
Fusco, Idamaria
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