Data di Pubblicazione:
2005
Abstract:
Il mercato del lavoro europeo, come mostra questo saggio, quanto più viene analizzato nel dettaglio, tanto più evidenzia la difformità delle situazioni presenti. Per facilitare l'interpretazione di tali difformità è stato adottato un approccio analitico deduttivo, che muove dalla sintesi a livello continentale di tali difformità.
I modelli effettivi di capitalismo, che si pongono ad un livello intermedio tra quello continentale e quello regionale, mantengono, nonostante il processo di coesione, le differenze nelle caratteristiche di base sia sotto il profilo istituzionale, che delle dinamiche relative ai mercati del lavoro. I successi del modello anglosassone negli ultimi anni in termini di capacità di generare occupazione, non sembra poter giustificare l'ipotesi di una sua egemonia completa in ambito continentale. Infatti è dimostrato che in Europa, alle disomogeneità presenti fra modelli di capitalismo e singole nazioni, si sovrappongono radicate e persistenti differenze regionali che disegnano un continente frammentato in molteplici mercati locali del lavoro. L'eterogeneità dei mercati del lavoro regionali sono, a nostro parere, da interpretare come una caratteristica nuova dei sistemi di capitalismo, che nella loro dinamica strutturale, fanno emergere sempre più chiaramente le disparità locali fra aree a maggiore sviluppo e aree arretrate. Tali disparità dipendono solo in parte dai sistemi di regolazione nazionali che, comunque, non sembrano in grado di riequilibrare da soli i differenziali di crescita che, se da un lato risultano fortemente influenzati dalla matrice locale, dall'altro sono coinvolti direttamente nei processi di internazionalizzazione e di globalizzazione internazionale.
Per questo, a nostro avviso, risulta cruciale il ricorso a politiche del lavoro europee. Le quali, tuttavia, fino ad oggi hanno prevalentemente puntato alla convergenza utilizzando un approccio top down, di adeguamento a standard utilizzati in modo relativamente rigido e con un'enfasi sul livello nazionale di governo, perfino nel quadro del c.d. 'open method of coordination'. Questo non sempre è risultato efficace, come si può evincere dal ricorso indifferenziato a politiche c.d. 'attive' del lavoro, che, sebbene utili per le regioni in cui il problema è quasi esclusivamente rappresentato dal mancato equilibrio tra domanda e offerta, sono di dubbia efficacia in contesti in cui si tratta di affrontare il nodo di una disoccupazione strutturale coniugata con quella da carenza di domanda effettiva.
D'altro canto gli sviluppi più recenti, oltre a introdurre il tema del rafforzamento della dimensione locale, mostrano la consapevolezza da parte delle istituzioni nazionali ed europee della necessità di cambiamenti nelle politiche del lavoro con l'obiettivo della semplificazione e della flessibilità operativa.
Nell'attuale strategia europea per l'occupazione sembra pienamente acquisita l'importanza della valutazione dei risultati, concernenti non solo e non tanto la disoccupazione, ma soprattutto l'occupazione e la partecipazione alle forze di lavoro. In questo sta il recupero di tesi già presenti nel Libro Bianco di Delors e specificamente la necessità di un percorso di sviluppo legato all'innovazione e all'incremento del livello di istruzione e formazione della popolazione europea.
A questi contenuti della strategia europea per l'occupazione fa riferimento anche lo schema di politiche economiche e del lavoro che proponiamo. In esso le politiche vengono orientate anzitutto alla creazione del potenziale di crescita e in secondo luogo a favorirne uno sfruttamento razionale. Per garantire l'efficacia di queste linee di intervento è essenziale prevedere obiettivi e orizzonti temporali ben definiti. A questo proposito sono da accogl
Tipologia CRIS:
01.01 Articolo in rivista
Keywords:
Politiche; mercato del lavoro; governance europea
Elenco autori:
Nosvelli, Mario
Link alla scheda completa:
Pubblicato in: