Data di Pubblicazione:
2016
Abstract:
La provincia di Ferrara, segnata a fine Ottocento dalle bonifiche e dal capitalismo agrario, vide la formazione di un proletariato rurale di massa e il dispiegamento di forme radicali di conflitto di classe. Non a caso fu luogo di nascita e trionfo dello squadrismo agrario. Il fascismo ereditò i problemi della fase precedente, aggravati dalla crisi dell'agricoltura e dalla crescita demografica. Pur agitando la parola d'ordine della "sbracciantizzazione" e dell'"appoderamento", per trasformazre i proletari in mezzadri, provò a gestire il "problema ferrarese" con strumenti della tradizione precedente: il sindacato, i lavori pubblici, la redistribuzione egualitaria, la compartecipazione. Vi aggiunse due elementi: un tentativo di chiusura della provincia all'immigrazione contadina esterna e della città a quella interna; una pratica di mobilità temporanea locale e nazionale, di incentivo ad alcuni trasferimenti definitivi (nell'Agro Pontino, in Sardegna e nelle colonie). Riuscì solo in parte a indirizzare i flussi, che invece spontaneamente si indirizzarono verso le grandi città e i centri industriali. Il "problema ferrarese" non sarebbe stato risolto, ma dissolto dall'esodo postbellico.
Tipologia CRIS:
01.01 Articolo in rivista
Keywords:
fascismo migrazioni Ferrara braccianti
Elenco autori:
Nani, Michele
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