Data di Pubblicazione:
2010
Abstract:
Il pregevole lavoro di Mandorla et al.1 in questo
numero del Giornale è l'ulteriore testimonianza
dello sforzo della parte più consapevole
della comunità cardiologica di mettere riparo
alla presente, vera pandemia che affligge
il sistema sanitario, in maniera pervasiva e
democratica: l'inappropriatezza. Troppi esami,
troppi farmaci e troppi interventi chirurgici:
una vera medicina dell'inutilità, che trova il
suo paradigma proprio nella diagnostica per
immagini in cardiologia2. Bombardamenti
diagnostici a tappeto colpiscono l'inerme paziente,
anche se è una vis grata puellae, violenza
diagnostica gradita al paziente: il paziente
dopo tutto è contento. Da parte sua, il
medico adopera la diagnostica per immagini
sia come scudo di medicina difensiva sia come
salvagente culturale quando non sa che pesci
prendere, cosa non rara nell'attuale pratica
medica dell'ultraspecializzazione precoce,
della fretta e dei volumi: "Un clinico annoiato,
distratto e demotivato spara a 360 gradi richieste
di esami strumentali, senza una precisa
ipotesi diagnostica da perseguire, nella
speranza che prima o poi qualche diagnosi finisca
nella rete"3. Certamente non sempre e
non per tutti è così, ma - ad essere sinceri -
non raramente è proprio così.
Tipologia CRIS:
01.01 Articolo in rivista
Elenco autori:
Carpeggiani, Clara; Picano, Eugenio
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