Data di Pubblicazione:
2017
Abstract:
Il contributo indaga il significato della forma tetro nell'opera volgare di Giovanni Boccaccio.
L'aggettivo tetro, introdotto nel lessico italiano dalla Commedia dantesca, rappresenta nel Medioevo un vocabolo rarissimo e, per questo, potenzialmente difficile da interpretare.
Partendo dalle Esposizioni sopra la Comedia di Dante, si rileva che il significato individuato da Boccaccio per tetro di Inferno VII, v. 31 («cerchio tetro, cioè logoro per lo continuo scalpitio») non corrisponde ad alcuno dei valori semantici che nel Medioevo, come oggi, sono associati normalmente a tale aggettivo.
Le due occorrenze boccacciane di tetro (nel Teseida e nelle Rime), sembrano anch'esse, al pari della glossa a Inferno VII, v. 31, esprimere l'idea di 'ciò che è già stato percorso, che è consumato dall'uso e che quindi è diventato logoro'. In ottica contrastiva rispetto all'opera volgare, si osservano poi le accezioni che l'attributo taeter assume nella produzione latina del Certaldese. Infine, grazie soprattutto all'analisi dei volgarizzamenti dal latino, si propone un'interpretazione della forma tetro in Boccaccio che spieghi il valore semantico 'calpestato, consunto, logoro'.
Tipologia CRIS:
01.01 Articolo in rivista
Keywords:
Boccaccio; Dante; Lessico antico
Elenco autori:
Burgassi, Cosimo
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