Data di Pubblicazione:
2020
Abstract:
Diverse tipologie di pericoli naturali interessano la superficie terrestre esponendo molte comunità ad elevate condizioni di rischio anche in corrispondenza di intensi agglomerati urbani quali le megacity. La consapevolezza dell'esistenza del rischio e della possibilità che
questo crei un impatto negativo sulle persone o sulle comunità, ha determinato la necessità di definire delle strategie efficaci di prevenzione,
reazione, gestione e recupero a seguito dell'avvenimento di disastri naturali. In questo contesto si è sviluppato il concetto di resilienza
Questo inizialmente è stato considerato come un processo di reazione all'impatto negativo degli eventi calamitosi in cui la comunità
veniva considerata come un elemento passivo che subisce il disturbo ed in seguito avvia il processo di recupero. Alla fine degli anni '90,
a questa filosofia si è contrapposto un approccio basato su un ruolo attivo della singola comunità tale per cui essa non subisca l'impatto
dovuto al disastro naturale ma si prepari e si adatti alle circostanze disastrose al fine di potenziare la propria capacità di risposta e reazione
all'evento sia minimizzandone i danni sul piano economico e sociale che attutendone gli effetti nel medio/lungo termine. Una comunità
resiliente rappresenta l'unica strategia che permetta di ridurre l'impatto e le perdite dovute ai disastri naturali ed al contempo di preservare
la salute stessa della comunità. Una città può essere definita resiliente quando può essere preparata, rispondere e superare un disturbo
tollerando il danno e trovando un nuovo assetto. Il raggiungimento della condizione di resilienza di una comunità è legato all'applicazione
di strategie volte ad incrementare la resilienza strutturale e quella sociale. La resilienza sociale fa riferimento al contesto umano e della
società che è definita resiliente quando riesce a sopravvivere ai disturbi esterni tramite beni essenziali, stili di vita e cultura. L'obiettivo
della resilienza sociale di una comunità è migliorare questi aspetti attraverso un processo di adattamento a diverse tipologie di disturbi
(i.e. disastri naturali). Costruire una città resiliente richiede investimenti sia economici che in termini di tempo, su attività che permettono
di definire alternative applicabili a diversi scenari. La resilienza strutturale invece, fa riferimento agli ambiti urbani e spazia dai domini
politico-economici a quelli infrastrutturali e tecnologici. Questa è composta da tre tipologie principali di resilienza:
- resilienza infrastrutturale legata all'assetto infrastrutturale della comunità in termini di reti di trasporto, strutture, etc.;
- resilienza istituzionale associata ai sistemi governativi e non - governativi cui è affidata la gestione della comunità;
- resilienza economica che fa riferimento alla diversità ed allo status economico delle comunità.
Il raggiungimento dell'obiettivo di una città resiliente richiede l'inclusione di approcci sia tecnici che sociali che determinino una connessione sostenibile tra le comunità umane ed i sistemi fisici.
Alcuni esempi tratti dalla storia moderna, ed in particolare i terremoti di Lisbona (1755), di Città del Messico (1985) e de L'Aquila
(2009) attraverso diverse epoche e contesti socio-culturali consentono una comparazione tra livelli di conoscenza ed attitudine alla resilienza sociale e strutturale. Inoltre, nel corso del XX secolo si sono definite alcune linee strategiche che portano ad individuare distinte tipologie
di strategie di resilienza tra cui quelle definibili come "Modello Californiano" e "Modello Giapponese" che polarizzano l'attitudine alla
resilienza sociale rispettivamente sulla risposta di un sistema statale sovraordinato e sulla risposta individuale dei soggetti della comunità.
Tipologia CRIS:
01.01 Articolo in rivista
Keywords:
Seismic hazards; Resilience; Community impact; Resilient city; Land-use planning
Elenco autori:
Varone, Chiara
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