Data di Pubblicazione:
2018
Abstract:
La siccità è un evento climatico estremo che costituisce uno dei rischi naturali più dannosi per le popolazioni di ogni latitudine, in termini sociali, economici, sanitari. L'inizio di un evento siccitoso non è facilmente percepibile e la sua evoluzione temporale è spesso incerta; i suoi effetti, però, possono essere devastanti raggiungendo livelli di severità anche molto elevati. Caratterizzare un evento di siccità significa praticamente valutarne entità e durata, anche tramite un opportuno confronto con la "storia climatica" dell'area. Analogamente è importante avere la possibilità di segnalare tempestivamente la possibile insorgenza del fenomeno siccitoso e di seguire la sua evoluzione temporale e spaziale. A tale scopo, già da anni è stato proposto dalla comunità scientifica l'impiego di indici di siccità, che permettono di quantificare le anomalie climatiche in termini di intensità, durata, estensione spaziale, frequenza. Alcuni di tali indici sono riferiti alla siccità meteorologica, essendo basati sull'analisi della sola informazione pluviometrica, e possono essere applicati considerando diverse scale temporali. Uno degli indici di siccità meteorologica più conosciuto è senza dubbio lo Standardized Precipitation Index (SPI), proposto da MCKEE ET ALII (1993), già ampiamente applicato in diverse aree del Pianeta. L'SPI è stato concepito per quantificare il deficit di precipitazione su diverse scale temporali, che riflettono l'impatto della siccità sulla disponibilità delle diverse risorse idriche. Le condizioni di umidità del suolo rispondono ad anomalie di precipitazione su una scala temporale relativamente breve, mentre il sottosuolo, i fiumi e gli invasi riflettono anomalie di precipitazione a lungo termine. Per questa ragione, MCKEE ET ALII (1993) originariamente svilupparono l'SPI per scale temporali di 3, 6,12, 24, e 48 mesi. I valori dell'SPI oscillano nella maggior parte dei casi tra +2 e -2, anche se entrambi questi estremi possono essere superati. I valori positivi indicano situazioni di surplus pluviometrico, mentre valori negativi individuano situazioni di siccità. La suddivisione del range dei valori, inoltre, permette di effettuare una classificazione climatica dei periodi temporali nei quali è calcolato l'SPI. Nel presente lavoro, vengono riportati i risultati relativi all'applicazione dell'SPI su alcune serie temporali di pioggia della Calabria (Italia Meridionale). La Calabria, per la sua morfologia ed orografia e per la sua posizione all'interno del bacino del Mediterraneo, è un ottimo "laboratorio climatico naturale", presentando caratteristiche del clima molto variabili spazialmente. Infatti, le zone litoranee ed i versanti prospicienti il mare sono caratterizzate da un clima tipicamente mediterraneo, con inverni miti ed estati caldi e prive di pioggia; all'interno, invece, soprattutto all'aumentare dell'altitudine, gli inverni sono freddi, spesso nevosi, e le estati, di frequente, anche fresche. L'SPI, nel presente lavoro, è stato calcolato considerando le scale temporali a tre mesi (SPI-3) e a 12 mesi (SPI-12). Nella scelta delle stazioni e del periodo di osservazione, si è voluto raggiungere l'obiettivo di avere una banca dati di valori pluviometrici mensili aggiornata e completa, così da non avere un numero elevato di dati mancanti nel calcolo dell'SPI. Di conseguenza, sono state selezionate le serie mensili di 24 stazioni per il periodo 1951-2016, distribuite sul territorio in modo omogeneo e con altitudine variabile dal livello del mare fino a circa 1000 m s.l.m. Per ogni mese dell'intero periodo di osservazione e per ciascuna stazione, sono stati calcolati i valori dell'SPI, per entrambe le scale temporali, ed evidenziati i periodi di siccità severa ed estrema. I risu
Tipologia CRIS:
01.01 Articolo in rivista
Keywords:
drought; SPI; trend; Calabria
Elenco autori:
Coscarelli, Roberto; Caloiero, Tommaso
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