Publication Date:
2008
abstract:
DALLA QUARTA DI COPERTINA:
Quale atteggiamento hanno avuto gli intellettuali nei confronti del razzismo
di Stato novecentesco? Che consapevolezza hanno avuto di quanto accadeva?
I cinque saggi qui raccolti intendono contribuire a rispondere a questi quesiti
ripercorrendo le significative vicende di alcuni filosofi e intellettuali nel contesto
dei regimi totalitari e razzisti. La figura di Giovanni Gentile viene così
considerata tenendo conto in particolare della legislazione del 1938, un passaggio
decisivo nella storia del fascismo, che però non venne riconosciuta
come tale dal filosofo. Diversamente da Gentile (la cui posizione rifletteva
quella di larga parte dell'intellettualità italiana del periodo), Julius Evola, il
più conosciuto e discusso tra i razzisti italiani, costruì una sistematica teoria
della razza. Giorgio Levi Della Vida fu invece vittima delle leggi razziali
dopo essere già stato discriminato nel 1931 per le sue idee, quando fu tra i pochissimi
professori universitari che si rifiutarono di prestare il giuramento di
fedeltà al fascismo. La riflessione filosofica di Adriano Tilgher, uno dei primi
e più acuti interpreti del fascismo e della relazione tra esso e la filosofia gentiliana,
è l'espressione esemplare di una cultura resa politicamente innocua e
poi lasciata relativamente libera di svilupparsi secondo modalità inoffensive.
Completa il volume un profilo di Jean Améry, vittima del razzismo di Stato e
interprete critico del ruolo svolto dagli intellettuali nel XX secolo.
Iris type:
03.01 Monografia o trattato scientifico
List of contributors: