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  1. Pubblicazioni

Le argille lacustri plio-pleistoceniche di Garfagnana (LU), Lunigiana (MS) e Val di Vara (SP): caratteristiche chimico-mineralogiche e proprietà tecnologiche ai fini di un impiego ceramico

Articolo
Data di Pubblicazione:
1998
Abstract:
Sono state studiate le porzioni pelitiche delle successioni fluvio-lacustri plio-pleistoceniche della Toscana nord-occidentale e della Liguria orientale, prelevando complessivamente 20 campioni in 5 sezioni rappresentative dei bacini di Sesta Godano e di Pontremoli (Pleistocene inferiore), di Sarzana e del Serchio (Pliocene medio-superiore) e di Aulla-Olivola (Pliocene inferiore). L'obiettivo era quello di caratterizzare la composizione chimica (XRF e IRA), mineralogica (XRPD e TG-DTA) e granulometrica (fotosedimentazione) delle peliti campionate e di valutarne le potenzialità applicative in campo ceramico, attraverso la simulazione, a scala di laboratorio, dei cicli produttivi di laterizi e piastrelle. Le argille in esame sono costituite essenzialmente da quarzo, illite, clorite e plagioclasio, con scarsi ossidi-idrossidi di ferro e K-feldspato occasionale. La calcite caratterizza le peliti di Aulla, mentre la smectite contraddistingue quelle di Sarzana. Nel complesso, le unità pleistoceniche risultano mediamente più ricche di quarzo, illite, SiO2, Rb, V, Zn e Zr, e sono granulometricamente più fini, mentre i termini pliocenici contengono in media più feldspati, clorite, calcite, elementi alcalini ed alcalino-terrosi, P, S e Cr, e hanno una granulometria più eterogenea. Dal punto di vista applicativo, si tratta di materie prime poco plastiche, con un favorevole comportamento in pressatura ed essiccamento, che per via del loro tenore di ferro potrebbero venire usate solamente per laterizi e piastrelle in pasta rossa. Le argille pleistoceniche forniscono materiali a porosità piuttosto bassa e resistenza meccanica abbastanza alta; esse sono pertanto idonee per piastrelle in grès rosso e laterizi di alta qualità. Le argille plioceniche, invece, sono adatte per laterizi "comuni", meglio se in miscela con materie prime più plastiche. Nel settore delle piastrelle, dalle argille di Aulla si ottengono prodotti che soddisfano i requisiti della monoporosa, mentre le peliti di Sarzana e del Serchio mostrano delle chiare limitazioni, fra cui la tendenza a sviluppare due difetti tipici della cottura rapida: il "cuore nero" (legato agli alti tenori di Fe e C organico) e le rotture in raffreddamento (dovute agli elevati contenuti di quarzo grossolano).
Tipologia CRIS:
01.01 Articolo in rivista
Keywords:
Argille lacustri; Pliocene; Pleistocene; Minerali argillosi; Ceramica
Elenco autori:
Dondi, Michele
Autori di Ateneo:
DONDI MICHELE
Link alla scheda completa:
https://iris.cnr.it/handle/20.500.14243/136217
Pubblicato in:
MINERALOGICA ET PETROGRAPHICA ACTA
Journal
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