Data di Pubblicazione:
2009
Abstract:
La riflessione leibniziana sulla virtù, sebbene centrata sulla prevalente valenza etica del concetto, presuppone nondimeno le connotazioni pre-morali dell'originaria idea di virtù, quale era venuta costituendosi nella civiltà di epoca classica e poi era stata ripresa dal Rinascimento. D'altra parte i suoi presupposti più reconditi sono di ordine metafisico e consistono nella radicale contingenza degli stati dell'universo e nella dottrina secondo cui per qualsiasi agente, umano o divino, la motivazione profonda all'azione è costituita dal perseguimento del bene, reale o apparente. Su queste basi, e in polemica con autori quali Hobbes o Locke, egli quindi sviluppa una concezione fortemente razionalistica (e anticonvenzionalista) della virtù morale, secondo cui l'agire virtuso equivale in definitiva all'agire secondo giustizia, esercitando un costante sforzo ordinatore e architettonico tanto rispetto al mondo interiore delle passioni quanto in rapporto al mondo esterno delle interazioni fisiche e morali.
Tipologia CRIS:
02.01 Contributo in volume (Capitolo o Saggio)
Elenco autori:
Lamarra, Antonio
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Titolo del libro:
Il senso della virtù