Data di Pubblicazione:
2004
Abstract:
La natura e l'intensità di alcune attività antropiche e, in particolare, di quelle legate ai processi
energetici, all'uso del suolo e alle sue variazioni, si sono notevolmente modificate nel
corso degli ultimi decenni. Queste attività hanno avuto e continuano ad avere un'interferenza
sul ciclo naturale dei gas responsabili dell'effetto serra, quali anidride carbonica (CO2),
metano (CH4), ossido di carbonio (CO), protossido d'azoto (N2O), biossido di zolfo (SO2)
ozono (O3) e cloroflocarburi (CFC).
Gran parte della comunità scientifica internazionale riconosce che proprio il progressivo aumento
delle emissioni di gas serra siano i principali responsabili d'un altro dato ormai scientificamente
confermato: la crescita tendenziale della temperatura media della superficie terrestre
e i cambiamenti d'altri fattori che descrivono il clima.
Tuttavia, gli esperti, pur esprimendo forti preoccupazioni sui potenziali impatti di tali cambiamenti
sulla salute umana, l'agricoltura, le risorse idriche, le foreste, la biodiversità animale
e vegetale, le aree costiere, riconoscono ampi spazi di indeterminatezza. Specialmente per
quelli riguardanti gli impatti sugli ecosistemi vegetali.
Un aumento della produttività degli ecosistemi vegetali come risposta all'aumento della concentrazione
dell'anidride carbonica ('fertilizzazione carbonica') e della temperatura è stato
osservato su diverse specie, ecosistemi e regioni bioclimatiche, anche se nel breve periodo (e
quasi sempre) in esperimenti su piante giovani; se questo aumento nella produttività delle
piante possa continuare nel tempo è un aspetto che rimane ancora dubbio; infatti, qualche ricerca
indica che spesso questo effetto stimolante della CO2 sulla crescita possa attenuarsi dopo
i primi anni di vita delle piante. E non mancano, viceversa, gli studi che indicano effetti
negativi: alcune specie, quali i salici, reagirebbero negativamente all'aumento della CO2. In
conseguenza di questa diversa risposta da specie a specie, è facile attendersi una modificazione
della competizione tra le specie con l'aumento della CO2 nell'atmosfera.
Su scala globale, la fertilizzazione carbonica, l'aumento della temperatura e le condizioni climatiche
più favorevoli produrranno sicuramente effetti positivi sugli ecosistemi vegetali delle
regioni boreali, dove si allungherà la stagione vegetativa e il terreno metterà a disposizione
una maggiore quantità di nutrienti derivanti dalla decomposizione della sostanza organica.
Effetti negativi invece si prevedono per le regioni tropicali e sub-tropicali, e le regioni a clima
arido e sub-arido, dove la produttività e l'estensione della vegetazione si ridurranno notevolmente
a causa dell'aumento della temperatura e della riduzione delle precipitazioni. Questi
impatti riguardano anzitutto l'aumento della produttività degli ecosistemi vegetali per effetto
della 'fertilizzazione carbonica' dovuta all'aumento della concentrazione di CO2.
I rischi di quest'ultimi impatti sulla produttività dei sistemi agricoli e forestali italiani richiedono,
nel breve periodo, l'adozione di strategie di mitigazione, che dovranno riguardare, limitatamente
al settore agricolo, alcune pratiche agronomiche (uso di nuove varietà, di varietà
locali, spostamento delle date di semina e raccolta), l'uso più razionale di fertilizzanti, pesticidi,
regolatori della crescita, l'introduzione di nuovi sistemi di gestione delle risorse idriche.
Ma per un adattamento nel lungo periodo a queste variazioni, è necessaria una gestione diversa
che comporti dei cambiamenti d'uso del suolo per ottimizzare o stabilizzare le produzioni
agricole, la sostituzione di colture, la modificazione delle condizioni micro-climatiche,
l'uso di sistemi d'irrigazione più efficienti e la trasformazione, in genere
Tipologia CRIS:
03.01 Monografia o trattato scientifico
Elenco autori:
Fino, Alessandra
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