Tutela italiana del patrimonio culturale nel sud dell'Iraq: verso la cooperazione civile e militare
Articolo
Data di Pubblicazione:
2009
Abstract:
Nel 2005, Giovanni Pettinato, Stefano Seminara ed io ci recammo,
dietro invito del CRAST 1) ad Amman per visionare alcune centinaia di
tavolette inscritte sequestrate dalla polizia giordana in diverse operazioni.
Il fine era la loro identificazione e la redazione di un catalogo, che sarebbe
stato inviato, prima ancora della consegna del materiale sequestrato,
al Direttore Generale delle Antichità lrachene. Dall'analisi dei documenti
risulterà che questi provenivano da scavi clandestini effettuati in località
del centro e del Sud deWiraq. Per quanto concemc il Sud diverse tavolette
provenivano da un luogo di cui conosciamo il nome ma non
l'esatta localizzazione; si tratta del sito Urusagrig.
Gli scavi clandestini nel Sud de11 'Iraq iniziarono già dopo 1a prima
guerra del Golfo in modo esteso ed organizzato, come testimonia diverso
materiale fotografico rintracciabile anche in Internet, non solo per problemi
interni al Paese c relativi alla fame, alla mancanza di lavoro, al finanziamento
di diverse attività, ecc.1 ma anche per soddisfare la richiesta, in
ascesa, dd mercato antiquario dei Paesi ricchi. Tale domanda; gonfiata
anche dalrofferta, dimostra che l'acquisto di reperti non è più ristretto ai
soli musei e ai miliardari, ma coinvolge anche il ceto medio. In tale con~
testo gli antiquari, i rivenditori, ecc., hanno sempre più bisogno di pro·
fessionisti del settore, di esperti, in grado di identificare l'oggetto dandogli
un valore. Da qui la necessità di redigere un codice di etica che non
prenda in considerazione solo i musei e lo staff che vi lavora, ma pure
tutti i professionisti del settore.
Tipologia CRIS:
01.01 Articolo in rivista
Keywords:
Iraq; Tutela patrimonio culturale; II Protocollo Aja; Codice di etica; cooperazione civile militare
Elenco autori:
Chiodi, Silvia
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