Publication Date:
2015
abstract:
La crisi economica ha continuato a toccare l'Italia sino all'inizio di quest'anno, quando, timidamente, l'indicatore del
PIL è tornato ad essere positivo. Questo non risolve i problemi che hanno riguardato la finanza pubblica in questi
anni. È ancora cresciuto il debito che si attesta attorno al 136% del PIL e anche la possibilità di un bilancio in
pareggio non si è realizzata, anzi la ricerca di flessibilità da parte del Governo italiano sembra il segno evidente di
una politica economica fondata sulla spesa (neppure produttiva) a debito.
Esiste una stretta connessione tra deficit di bilancio e debito pubblico che in Italia stenta a essere considerata dalla
classe politica. Infatti, ogni tipologia di deficit tende a trasformarsi successivamente in una parte del debito che deve
essere sostenuto e che richiede, perciò, il pagamento di maggiori interessi che gravano sui cittadini. In tale
situazione, sperare nella ripresa dell'inflazione con una modesta e fragile crescita per sostenere il debito, significa
non avere appreso nulla dalla crisi economica.
L'azione di governo non è apparsa poco efficace dal punto di vista delle scelte primarie di finanza pubblica: deficit,
debito, pressione fiscale, ecc., ma ha presentato anche delle criticità sul versante del riordino della spesa pubblica. È
ampiamente noto che, a partire dal biennio 2011/2012, sono state adottate una serie di misure, a valere anche per
gli anni successivi, che hanno sottoposto a più severi tagli la spesa regionale e locale, rispetto a quella statale.
Questa decisione è discutibile nel momento in cui la realizzazione di prestazioni e la produzione di beni pubblici a
favore della persona e dei cittadini sembra dipendere da servizi pubblici erogati dalle regioni e dalle autonomie locali,
piuttosto che dallo Stato.
Iris type:
02.01 Contributo in volume (Capitolo o Saggio)
Keywords:
Regioni; Stato; Riforme
List of contributors:
Mangiameli, Stelio
Published in: