Data di Pubblicazione:
2015
Abstract:
Perché la Sardegna e non a un'altra regione? Il motivo è semplice e incontrovertibile: la Sardegna è "isolata" dal resto d'Italia e quindi i sistemi di produzione e di distribuzione dell'energia elettrica non avendo commistioni con altri sistemi, almeno fino al 1962, anno della nazionalizzazione, sono ben individuabili in termini geografici ed elettrici; cosa che non accade nelle altre regioni. Ancora: fino al 1962 le due fonti energetiche, idrica e termica, per la produzione elettrica, erano ben localizzabili. La produzione elettrica da fonte idrica avveniva nelle parti interne dell'Isola, ovvero laddove gli sbarramenti ai fiumi erano possibili. La produzione elettrica da fonte termica avveniva in zona costiera in quanto il bacino carbonifero del Sulcis, principale fonte di carbone nazionale, è sulla costa Sud-Occidentale.
La supremazia produttiva fra queste due modalità di generazione dell'elettricità è passata, per tutto il Novecento, dall'una all'altra, oscillando così dall'entroterra alla costa, finché negli anni Duemila la produzione costiera ha consolidato la sua priorità poiché alla generazione da fonte termica si sono aggiunte la produzione eolica e quella fotovoltaica, con numerosi impianti realizzati prevalentemente nelle zone più prossime alle coste dell'Isola [2].
Fra la seconda metà dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, nel mondo, Italia compresa, si affermava l'industria siderurgica poiché il ferro (nelle sue forme di ghisa e acciaio) veniva considerato il materiale da costruzione principe. Con esso si potevano realizzare strutture avveniristiche: ponti arditissimi (1883 - ponte di Brooklyn a New York), strade ferrate infinite (First Transcontinental Railroad, negli USA, inaugurata nel 1869, Transiberiana in Russia, inaugurata nel 1903), mezzi di trasporto "velocissimi" (transatlantici, treni, automobili).
Era il tempo delle sfide impossibili alla statica e alla velocità. Il ferro dava alle cose un aspetto leggero e solido al tempo stesso.
L'Ottocento può dirsi veramente la seconda "età del ferro" e la Tour Eiffel (Parigi, 1889) volle essere il simbolo di quel periodo di innovazione tecnica e umanistica.
In Sardegna, nel Sulcis (Sardegna Sud-Occidentale), vi era, e lo è stato per tutto il Novecento, il principale bacino carbonifero nazionale (oggi unica miniera attiva in Italia). Ma, nonostante tutto quel carbone, indispensabile per estrarre il ferro dal suo minerale tramite gli altiforni, l'industria siderurgica in Sardegna non si sviluppò mai. Ciò potrebbe attribuirsi all'assenza di miniere di ferro nell'Isola ma in altre parti d'Italia, prive sia di minerali ferrosi sia di carbone, gli impianti siderurgici furono realizzati (Terni nel 1884, Sesto San Giovanni-MI nel 1906, Bagnoli-NA nel 1910) e in essi furono utilizzate materie prime di "importazione". Resta però il fatto che, quasi mai, nessuno importò il carbone sardo per la siderurgia: il grosso della produzione fu bruciato nell'Isola per il riscaldamento e per la produzione di vapore.
Il motivo del non-uso siderurgico del carbone sardo è da ricondursi alla sua scadente qualità; esso ha basso contenuto di carbonio ed elevato contenuto di materie volatili, di acqua, e di ceneri, ciò dà al carbone un modesto potere calorifico, in esso inoltre è presente un eccessivo tenore di zolfo (6 ÷ 8 %) [5]. Tutto questo rende il carbone sardo non adatto agli altiforni. Nonostante ciò l'acqua calda e il vapore venivano benissimo e quindi, una volta che i generatori elettrici vennero messi a punto, la prima energia convertita in elettricità fu proprio quella del vapore. Non meraviglia pertanto che le prime imprese a dotarsi di energia elettrica, per l'illuminazione, furono proprio le miniere del Sulcis: esse avevano il carbone.
Dopo la seco
Tipologia CRIS:
03.12 Curatela di monografia/trattato scientifico
Keywords:
Produzione elettrica; storia elettricità; storia Sardegna; elettricità e agricoltura; elettricità e norme giuridiche
Elenco autori:
Benincasa, Fabrizio
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