Publication Date:
2021
abstract:
La corretta alimentazione negli atleti è da intendersi come l'insieme di adeguate pratiche alimentari e stili di vita (la corretta idratazione, il riposo, la distribuzione dei pasti nelle 24 h etc.,), che gli permettano una ottimale condizione psico-fisica per il compimento del miglior gesto atletico, l'ottimizzazione degli allenamenti e del recupero, contribuendo di fatto al miglioramento delle prestazioni. E' chiaro che non esistono cibi in grado di rendere competitivo uno sportivo, ma solo buone o cattive abitudini alimentari capaci di condizionare nell'atleta l'efficienza metabolica e il rendimento fisico determinandone altresì la longevità agonistica. Scopo del presente capitolo è dare al lettore una panoramica sui meccanismi biomolecolari che sottendono le diverse fasi della guarigione dall'infortunio e fornire indicazioni sulle migliori strategie alimentari per scongiurare, o quantomeno attenuare, gli effetti negativi del post infortunio, ottimizzando i tempi di recupero. E' consueto trovare in rete siti in cui si suggerisce l'acquisto di integratori, contenenti sostanze con proprietà bioattive, in grado di migliorare gli effetti metabolici negativi indotti dagli infortuni. A fronte della forte pubblicità che li accompagna, per molti di queste sostanze mancano a tutt'oggi prove scientifiche sulla loro efficacia. In questo capitolo ci limiteremo a indicare le strategie alimentari basate su dati di rilevanza scientifica, tralasciando appositamente una trattazione completa di tutte le altre in cui non vi sono prove scientifiche, o che necessitano di approfondimento e ulteriori ricerche a supporto. E' acclarato che l'attività sportiva, a qualunque età e livello competitivo la si effettua, produce benefici sulla salute psicofisica, ma espone l'atleta a rischi d'infortunio e traumi dei tessuti molli (muscoli tendini e cartilagini), o dell'apparato scheletrico (fratture ossee). Le differenti attività sportive predispongono gli atleti a differenti infortuni, nei quali l'età, il genere e il tipo di attività (competitiva o amatoriale) ne determina la frequenza e la gravità.
Subito dopo l'infortunio, nel tessuto danneggiato si avvia una sequenza di eventi collegati, influenzabili dallo stato nutrizionale del soggetto, che partono con l'infiammazione, proseguono con la rigenerazione e cicatrizzazione e terminano con il rimodellamento dei tessuti e la guarigione[1,2]. Recenti studi genomici realizzati con le moderne tecnologie di sequenziamento, hanno evidenziato che durante le prime fasi della risposta infiammatoria si attivano le catene metaboliche responsabili della produzione di prostaglandine, ovvero le proteine "mediatrici del dolore".
La percezione del dolore induce a fermarsi, evitando l'aggravarsi del danno, motivo per cui va evitato, agli atleti in terapia analgesica e/o antinfiammatoria (anche se per motivi non connessi all'attività sportiva), di gareggiare o impegnarsi in intense sedute di allenamento.
Gli antidolorifici interferiscono con le vie di segnalazione del dolore e a causa di ciò l'atleta in terapia potrebbe percepire con ritardo i segnali connessi all'insorgere dell'imminente danno, sottovalutarli, aggravando di fatto l'entità dell'infortunio. In soggetti sani e a maggior ragione negli sportivi, lo stato infiammatorio post traumatico deve essere breve e il dolore va considerato come un evento protettivo, che ha il ruolo di contenere l'estensione del danno e predisporre i tessuti alla riparazione.
L'infiammazione stimola il rilascio di diverse citochine pro-infiammatorie, fra cui il TNF-? e IL-6 che avviano i processi di riparo. I recettori TNFR1 e TNFR2 sono proteine integrali di membrana, presenti in quasi tutti i tipi cellule, il TNF-? lega il suo recettore attivando le catene metaboliche di MA
Iris type:
02.01 Contributo in volume (Capitolo o Saggio)
Keywords:
Riabilitazione; sport; Alimentazione; omica
List of contributors:
Catalano, Domenico
Book title:
Riabilitazione e osteopatia dello sport