Publication Date:
2017
abstract:
Le mofete, emissioni naturali di gas solforosi e carbonici, per il loro aspetto strano e spaventoso, sono state usate dagli autori classici come metafora per l'oltretomba, e la loro conoscenza non si è interrotta nel Medioevo, anche per la loro frequente vicinanza a sorgenti termali ampiamente usate per la balneazione.
La conoscenza degli ambienti geotermici da parte di Dante è attestata nei canti XII, XIV e XV dell'Inferno, con i riferimenti al Bullicame, sorgente calda presso Viterbo, e alcune delle descrizioni presenti negli stessi canti sembrano indicare una osservazione diretta delle mofete (peraltro frequenti non solo nella zona di Viterbo, ma in tutta l'Italia centrale) anche per i riferimenti precisi a fenomeni naturali che, non descritti dagli autori classici, solo in anni recenti sono stati segnalati nella letteratura scientifica. A partire delle ricerche effettuate in campo, e a quanto descritto da Ristoro d'Arezzo ne "La composizione del mondo con le sue cascioni" si mostra come la descrizione dei primi due gironi del settimo cerchio appaia fortemente ispirata da una visione d'insieme di una mofeta.
Iris type:
04.02 Abstract in Atti di convegno
Keywords:
Dante; Scienza medioevale
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