Publication Date:
2016
abstract:
Le recenti discussioni sul finanziamento dell'ITT e
sulla riconversione dell'ex area Expo di Milano hanno
fatto emergere posizioni spesso anche contrastanti
espresse da autorevoli esponenti del mondo della ricerca,
ponendo al centro il tema del metodo di finanziamento
della ricerca e della sua relazione con il mondo
della decisione politica.
Il punto è, dovendo discutere di metodo, si deve
dibattere solo di finanziamento dell'ITT o, forse, del
finanziamento alla ricerca?
In Italia la cronica mancanza di fondi per la ricerca
degli Enti di ricerca e delle università, accentuatasi
nel corso degli anni fino a raggiungere gli attuali infimi
livelli (l'1,2 per cento del PIL di finanziamenti in
R&S ci colloca nel fondo della scala dei paesi OCSE),
ha ormai determinato un cambiamento profondo del
sistema di ricerca e rischia di produrre l'irreversibile
desertificazione di numerose e, chi sa, strategiche tematiche
e discipline.
La contrazione progressiva dei fondi e la loro concentrazione
su temi di ricerca indirizzati spesso, quasi
sempre, su tematiche i cui risultati sono in buona
parte acquisiti, e quindi prossime alle fasi di sviluppo,
ha costretto a ridurre progressivamente le ricerche a
tema libero o di esito non completamente prevedibile.
A questo stato di cose solo le comunità scientifiche più
affermate hanno saputo adattarsi garantendo, all'interno
di progetti di dimensioni enormi, spazi adeguati
anche alle ricerche fondamentali. Questa situazione ha
anche dato, purtroppo, più spazio alla formazione di
lobby chiuse e rischia di consolidare definitivamente
questo sistema poco virtuoso, di dubbia efficacia nel
lungo periodo.
La Politica, in tutto questo, non riesce a svolgere
il necessario ruolo di costruttiva e propositiva mediazione
tra le giuste aspettative di sviluppo e innovazione
delle Comunità, le risorse del Paese che devono
soddisfare molteplici necessità, l'aspirazione di tutti
i ricercatori di ogni Comunità scientifica di indagare
in tutte le possibili direzioni per assicurare continuità
all'avanzamento delle conoscenze, motore essenziale
per il progresso ed il benessere sostenibile.
L'assenza di una Politica positiva, che molto saltuariamente
ed occasionalmente si fa percepire, ha stravolto
in questi ultimi anni l'organizzazione e la vita
degli Enti, in particolare quelli interdisciplinari, la cui
struttura si è deformata al fine di accentuare la capacità
di rispondere alle sollecitazioni provenienti dai
finanziatori esterni (Commissione Europea, Regioni,
Industria ecc.), poco interessati alla conoscenza e molto
orientati all'innovazione e allo sviluppo.
Gli Enti di ricerca, ovviamente indispensabili coprotagonisti
delle fasi di innovazione e di sviluppo, per
primi hanno subito questa distorsione che a seguire ha
colpito le Università.
La questione del finanziamento si pone oggi in un
quadro completamente diverso rispetto a quello di
qualche decennio fa, quando, pure con non grandi disponibilità
di risorse, il modello della ricerca italiana
prevedeva tre grandi soggetti collettivi (Università,
Industria, Enti di Ricerca) ai quali era demandato il
compito di coprire, con differenti intensità e modalità,
lo spettro di tutte le attività di R-S-I.
Sicuramente il contesto, qualche decennio fa, non
era ottimale, ma il tempo non ha portato migliorie
e oggi, con un quadro confuso che vede i finanziamenti
alla ricerca spezzettati fra ministeri diversi
(MIUR, Ministero della Salute, MEF, MISE, Ministero dell'Ambiente, ecc.) per non parlare delle Regioni,
è diventato urgente ridiscutere il modello generale di
finanziamento alla ricerca italiana e quale deve essere
la ricerca italiana.
Ha senso finanziare nel PNR le stesse tematiche di
ricerca già finanziate da H2020? Ha senso in un Paese
come l'Italia, flagellato
Iris type:
01.01 Articolo in rivista
Keywords:
ricerca; finanziamenti; paese; italia
List of contributors:
Gulla', Giovanni; Palaia, Roberto
Published in: