Data di Pubblicazione:
2008
Abstract:
L'articolo si propone di risolvere il problema se i sostenitori della tesi "omnia incerta" in Luc. 32, siano Arcesilao e i suoi seguaci. La tesi "omnia incerta" ha conseguenze paradossali per la condotta morale poiché comporta l'accusa di inattività. La replica pone l'accento sul fatto che non è colpa dello scettico se tutto è incerto come lo è il numero delle stelle se è pari o dispari. Ma questa risposta non è in grado di fronteggiare l'accusa di apraxia. La distinzione tra ciò che è incerto e ciò che non può essere percepito cerca di respingere l'obiezione che tutto è incerto, proponendo la rappresentazione probabile e mostrando che, in assenza della conoscenza, non si è privi di qualunque criterio. Ma se è così, la filosofia di Carneade, e non quella di Arcesilao, può rispondere all'obiezione "omnia incerta". Ciò comporta, dunque, che l'argomento "il saggio non formulerà mai un'opinione", sostenuto da Arcesilao, debba essere reinterpretato, come testimonia il Lucullus di Cicerone.
Tipologia CRIS:
01.01 Articolo in rivista
Keywords:
Cicero; Arcesilaus; ??????; evidence
Elenco autori:
Ioppolo, ANNA MARIA
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